Studio Dentistico Dott. Riccardo Pirrotta

Studio dentistico

Dott. Riccardo Pirrotta

Servizi 
odontoiatrici per tutti

Si riceve su appuntamento secondo le indicazioni ministeriali

L'endodonzia è la branca dell'odontostomatologia che tratta della morfologia, fisiologia e patologia della polpa dentale e dei tessuti di sostegno periradicolari dell’elemento dentale.

L’area di azione della disciplina endodontica, a titolo indicativo ma non limitativo, comprende:

- la diagnosi del dolore oro-facciale di origine odontogena, sia esso pulpare e/o

periradicolare;

- la terapia delle affezioni patologiche della polpa vitale;

- il trattamento non chirurgico di eradicazione della polpa dei sistemi canalari e

l'otturazione ermetica corono-radicolare di tali sistemi;

- l'asportazione selettiva chirurgica dei tessuti pulpo-dentinali malati e le procedure di

riparazione ad essa collegate;

- il re-impianto dei denti avulsi in modo traumatico;

- il trattamento chirurgico delle patologie settiche acute e/o croniche dei tessuti

periradicolari attraverso l’amputazione della parte radicolare apicale (apicectomia)

seguita o meno dall'otturazione retrograda del canale radicolare residuo;

- le procedure per produrre uno sbiancamento intracoronale della dentina e dello smalto;

- il trattamento dei denti precedentemente sottoposti a trattamento endodontico attraverso

metodiche ricostruttive idonee;

- le procedure di trattamento connesse alle ricostruzioni coronali mediante perni e/o

monconi con interessamento dello spazio del/dei canale/i radicolare/i;

- il ritrattamento dei denti precedentemente sottoposti a trattamento endodontico non

giunto a buon fine.

Indicazioni per il trattamento endodontico

1. denti permanenti con patologia pulpare giudicata irreversibile (Sim IG, Lim TS et al. 2016, Brennan DS, Balasubramanian M et al. 2016);

2. denti permanenti con polpa necrotica con o senza tracce evidenti di patologie rarefattive (radiotrasparenti) ossee periradicolari (Torabinejad M, Corr R et al, 2009);

3. denti permanenti caratterizzati da una polpa che potrebbe essere stata compromessa da eventi operativi clinici (es. denti utilizzati come pilastri protesici, denti malposizionati);

4. denti permanenti caratterizzati da una polpa che andrebbe incontro a compromissione in seguito a interventi odontoiatrici successivi (Schmidt JC, Walter C et al, 2014);

5. denti permanenti avulsi o lussati in seguito a traumi (Chala S, Abouqal R, Rida S et al. 2011);

6. denti permanenti con riassorbimenti interni o esterni (Diouf JS, Benoist FL, Benoist HM, 2015) (Patel S, Kanagasingam S et al. 2009) (Patel S, Ricucci D et al. 2010);

7. denti permanenti incrinati o fratturati, con interessamento della polpa (con o senza sintomi clinici), per i quali è ragionevolmente prevista la conservazione di condizioni di salute parodontale soddisfacenti (Heling I, Gorfil C et al. 2002);

8. denti permanenti caratterizzati da ipersensibilità dentinale resistente alle normali procedure di trattamento. (Fonte Ministero della Salute)


Controindicazioni al trattamento endodontico:

1. denti permanenti che non possono essere utilizzati funzionalmente né restaurati, salvo per uso momentaneo (Iqbal MK & Kim S, 2008) (Torabinejad M, Anderson P, Bader J et al. 2007);

2. denti permanenti con insufficiente sostegno parodontale, salvo per uso momentaneo; 3. denti con fratture verticali della radice e/o della corona. (Fonte Ministero della Salute)

Ritrattamento endodontico

Il ritrattamento endodontico non chirurgico è indicato in caso di:

1. mancanza di sigillo coronale, anche in presenza di una terapia endodontica correttamente eseguita, qualora vi siano segni che l’esposizione all’ambiente orale abbia determinato una ricontaminazione

92dell’endodonto (Alves et al. 1998, Berutti 1996, Gish et al. 1994, Magura et al. 1991, Swanson & Madison 1987, Torabinejad et al. 1990);

3. persistenza dei sintomi e/o della patologia periradicolare associati a un dente sottoposto in precedenza a trattamento (Engstrom et al. 1964, Ng et al. 2008, Strindberg 1956, Torabinejad et al. 2009);

4. procedure protesiche o ricostruttive che compromettono otturazioni canalari pre-esistenti (Ruddle 2004, JOE Editorial Board 2008a, Sjogren et al. 1990, Swanson & Madison 1987, Torabinejad et al. 1990);

5. procedure protesiche o ricostruttive che interessino elementi dentali con terapie endodontiche non adeguate (JOE Editorial Board 2008b, Paik et al. 2004, Ruddle 2004, Sundqvist et al. 1998).

Il ritrattamento endodontico va eseguito sugli elementi dentari permanenti strutturalmente validi e che siano funzionalmente importanti e abbiamo una prognosi ragionevole (Fristad et al. 2004, Kvist & Reit 1999, Torabinejad & White 2016).

Il ritrattamento endodontico non chirurgico rappresenta una procedura per asportare dal sistema radicolare di un dente il materiale da otturazione precedentemente inserito o completare un precedente trattamento canalare non soddisfacente. La detersione, la sagomatura, la disinfezione e l'otturazione dei canali devono avvenire mediante tecniche e utilizzo di materiali idonei. Possono rendersi necessarie procedure aggiuntive per rimuovere perni o altri sistemi di ritenzione, intervenire su ostruzioni canalari (blocchi, gradini) o correggere e risolvere eventuali errori iatrogeni (perforazioni, stripping) (Bergenholtz at al. 1979, Del Fabbro et al. 2007, Fuss & Trope 1996, JOE Editorial Board 2008a, Main et al. 2004, Pace et al. 2008, Schilder 1974, Trope & Tronstad 1985).

La metodica ha come obiettivi:

1. individuare la causa dell’insuccesso (Baumgartner 1991, George 2015 ;

2. controllare la sintomatologia (Sathorn et al 2008, Briggs & Scott 1997, Fristad et al. 2004);

3. sagomare, detergere ed otturare il sistema canalare il più vicino possibile all'apice radicolare di

ciascun canale (Briggs & Scott 1997, JOE Editorial Board 2008, Bystrom & Sundqvist 1981,

Schilder 1974);

4. sigillare l’accesso coronale in modo ermetico e duraturo (Alves et al. 1998, Gish et al. 1994,

Magura et al. 1991);

5. favorire la guarigione e la riparazione dei tessuti periradicolari (Bystrom & Sundqvist 1981, Ng et

al. 2008);

6. controllare nel tempo il buon esito della terapia (Chevigny et al. 2008, Farzaneh et al. 2004, Gorni & Gagliani 2004, Wu et al. 2009). (Fonte Ministero della Salute)

Endodonzia chirurgica o apicectomia con otturazione retrograda

Tale metodica è indicata quando sussiste l'impossibilità di ritrattare un dente per via ortograda per la presenza di ostacoli di varia natura (viti endocanalari, perni, gradini), alterazioni dell’anatomia endodontica originale non recuperabile per via ortograda (Gorni 2004) e in presenza di patologia periapicale.

Data l’estrema precisione che tale intervento richiede, è consigliabile che il tutto venga eseguito con l’aiuto i sistemi ottici ingrandenti la cui scelta è a discrezione del professionista .

- Dopo aver eseguito un corretto piano di trattamento basato su un corretto esame radiografico ed un’attenta valutazione clinica, si inizia l’intervento con un’adeguata anestesia locale tale da garantire un buon effetto anestetico al paziente ed un buon effetto ischemizzante sui tessuti.

- Dopo aver scolpito un lembo mucoperiostale che consenta al clinico una visibilità ottimale della zona da operare, si rimuove il tessuto osseo sovrastante la lesione e sì va ad esporre l’apice radicolare che viene rimosso insieme con il tessuto infiammatorio presente al solo scopo di avere un buon accesso, una buona visibilità e un buon controllo del sanguinamento. In questa fase, obiettivo primario è conservare la maggiore porzione possibile della radice. La preparazione della cavità retrograda, rappresentata da una cavità di prima classe, si esegue in asse con il canale mediante l’utilizzo delle apposite punte da ultrasuoni, con dimensioni pari a quelle del canale originale e tale da essere adeguatamente profonda, cosa non ottenibile con l’utilizzo delle frese. La cavità così preparata viene, quindi, sigillata con materiale biocompatibile che dia buone garanzie di sigillo e biotollerabilità tipo MTA o composti simili (Saunders 2008, Torabinejad 1993, Torabinejad 1995, Torabinejad 1995, Torabinejad 1995, Torabinejad 1999). Per questo motivo non è più indicato l’uso dell’amalgama d’argento (Torabinejad 1994). Lo scopo dell’otturazione retrograda è quello di sigillare ogni via di comunicazione, apicale o laterale, esistente tra canale radicolare e tessuti periradicolari, comunicazione che non era stato possibile sigillare per via ortograda. Il materiale per l’otturazione retrograda deve essere radiopaco e facilmente riconoscibile alla radiografia intraoperatoria. Deve avere tutte le caratteristiche dei materiali indicati per l’otturazione dei canali radicolari. Una volta eseguito il sigillo apicale, il lembo di accesso viene riposizionato e suturato. A completamento della procedura chirurgica, si esegue una radiografia post-operatoria. A distanza di sei mesi, per almeno due anni, verranno eseguite altre radiografie di controllo per documentare l’avvenuta guarigione.

(Fonte Ministero della Salute)


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