Studio Dentistico Dott. Riccardo Pirrotta

Studio dentistico

Dott. Riccardo Pirrotta

Servizi 
odontoiatrici per tutti

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L’odontoiatria restaurativa (o conservativa) è la branca dell’odontostomatologia che si occupa della prevenzione e della terapia delle lesioni, sia congenite che acquisite, dei tessuti duri dei denti.

Ha come obiettivi:

- l’eliminazione dei fattori causali della malattia;

- la motivazione del paziente ad un ottimale controllo della placca batterica ed a seguire una corretta alimentazione;

- l’intercettazione ed arresto, se possibile, delle lesioni decalcificanti iniziali mediante terapie non invasive e di rimineralizzazione;

- la prevenzione delle lesioni cariose mediante misure non invasive (sigillatura dei solchi);

- la terapia convenzionale delle lesioni dei tessuti duri per il mantenimento della vitalità pulpare e la prevenzione di futuri danni ai tessuti calcificati; la restituzione di forma e funzione dei singoli denti; l’integrazione estetica del restauro alla normale distanza di conversazione, se ciò é desiderato dal paziente e clinicamente attuabile.

L’odontoiatria restaurativa, non accompagnata da attente misure di prevenzione e profilassi, risolve solo temporaneamente i problemi del paziente; le lesioni cariose, infatti, torneranno probabilmente a manifestarsi. È consigliabile, perciò, che le procedure restaurative siano accompagnate e seguite da misure di profilassi individuale.

Il trattamento restaurativo deve essere inserito in tempi corretti nell’ambito di un piano di lavoro che individui e colleghi tra loro i problemi del paziente: non deve essere unicamente focalizzato alla terapia delle lesioni cariose (Benn 1999) e deve prevedere:

1. la determinazione delle aspettative del paziente e la sua disponibilità ad affrontare le cure

odontoiatriche.

Alcuni pazienti considerano molto importante la salute e l’estetica del cavo orale; altri ricorrono solo a terapie d’urgenza, altri ancora rappresentano una via di mezzo tra queste istanze. La valutazione del paziente sotto questo profilo può dare validi suggerimenti circa il futuro grado di cooperazione che potremo attenderci durante e dopo le cure (igiene orale domiciliare e regolarità alle visite di controllo).

2. la diagnosi di tutte le lesioni cariose presenti e la determinazione, se possibile, del loro grado di attività.

Una diagnosi corretta non può prescindere da un accurato esame obiettivo, eventualmente accompagnato dall’esecuzione di Rx bite-wing (Gowda 2009) e, se indicato, dai test di sensibilità pulpare e dall’esecuzione di Rx periapicali.

3. la determinazione delle condizioni del parodonto superficiale e profondo in relazione alla terapia restaurativa.

4. la determinazione della situazione occlusale.

Patologie occlusali eventualmente presenti possono influenzare la scelta di tecniche e materiali da utilizzare.

5. il piano di trattamento.

Il piano di trattamento deve essere spiegato al paziente così come eventuali percorsi terapeutici alternativi.

La carie dentale è una malattia che si può in larga parte prevenire (Fejerskov 1995, Hausen 1997, Elderton 1985, König 1984, Pitts 1998, Powell 1998, Radnai 1999, Steiner 1990) .

Un buon programma preventivo comprende sedute di igiene orale, sedute periodiche di controllo, applicazione di fluoro sia professionale che domiciliare (sciacqui, paste dentifricie, ecc.), istruzioni per il controllo domiciliare della placca e suggerimenti dietetici (Anusavice 1998, Caufield 1997, Ciancio 1997, Do 2009, Edgar 1995, Mandel 1996, Triller 1998, Van Palenstein Helderman 1996).

I pazienti con superfici radicolari scoperte (recessioni gengivali, pazienti anziani...) sono maggiormente a rischio di carie della radice (Zambon 1995). Tali pazienti vanno motivati ad una igiene efficace ed alla auto-applicazione di fluoruri (Zambon 1995).

Un aumentato rischio di carie è, altresì, presente in pazienti che assumono particolari farmaci (Ciancio, 1997) o il cui flusso salivare, per diverse ragioni, sia ridotto (Edgar 1995, König 1984). Una corretta diagnosi precede, ovviamente, qualunque terapia (Edward 1997, Lussi 1998, Silverstone 1988, Stecksen-Blicks 1983, Tveit 1994). In linea generale, la sola specillazione dovrebbe essere ridimensionata come valore diagnostico (Hintze 1994, Huysmans 1998, Ie 1995, Machiulskiene 1999, Ricketts 1997, Ricketts 1995, Weerheijm 1992). Una buona ispezione visuale con i denti ben asciutti e liberi da depositi e pigmentazioni é in grado di offrire maggiori informazioni. Nei casi dubbi è utile l’esecuzione di radiografie bite-wing (Weiss 1996, Zacharia 1995, Verdonschot 1992, Pitts 1983, Curilovic 1983, Hintze 1993, Verdonschot 1991, de Vries 1990, De Araujo 1992, Hintze 1999, Nyvad 1999, Mejare 1998, Downer 1992).

La carie dentale si può in larga parte prevenire; i programmi di prevenzione devono, quindi, precedere, accompagnare e seguire il trattamento conservativo.

Una corretta diagnosi di carie e la determinazione della sensibilità pulpare deve precedere ogni procedura terapeutica.

Eventuali problemi parodontali ed occlusali andrebbero valutati prima di intraprendere qualunque tipo di terapia conservativa.

Fatta diagnosi di carie si rende necessario il trattamento della stessa preservando il più possibile i tessuti mineralizzati sani. Infatti, massima deve essere la limitazione dell’estensione cavitaria, compatibilmente con le tecniche ed i materiali scelti per il restauro (Hirt 1987, Leinfelder 1996, Loe 1995, Miller 1997, Osborne 1998, Simonsen 1985) ed il rispetto per i denti adiacenti (Kutsch 1999, Kielbassa 2006, Haak 2002, Forgie 2002, Accademia Italiana di Conservativa 2009, Lussi 1998, Medeiros 2000, Moopnar 1991).

Le dimensioni della cavità sono direttamente proporzionali all’estensione del processo carioso (Anusavice 1998, Christensen 1996, Freedman 1999, Lderton 1985, Laswell 1985, Porte 1984).

Le procedure di taglio dei tessuti duri vanno eseguite sotto abbondante getto d’acqua per evitare lesioni al complesso pulpo-dentinale (Anusavice 1998, Hirt 1987, Laswell 1985, Porte 1984).

Un bordo cavitario liscio e senza fratture influenza particolarmente l’adattamento marginale del restauro, e, quindi, la sua durata nel tempo (Haller 1991, Kidd 1992, Nordbo 1998, Reller 1989, Stratis 1998). Per questo motivo è necessario rifinire il margine con strumentario adeguato (Haller 1991, Reller 1989).

(Fonte Ministero della Salute)

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